La triste storia del parrucchiere che si definiva “artista” dei capelli
Ci risiamo, ecco l’ennesimo commento del tipo: “ma quale marketing, ma quale imprenditore, io sono un parrucchiere, io sono un artista!”, postato sotto un contenuto in cui si parla di marketing.
Ma quindi, il titolare di un salone di acconciature, si deve definire artista, parrucchiere, artigiano dei capelli o imprenditore nel settore del beauty?
Prima di risponderti ti racconto la storia di Renatino, parrucchiere di grande successo in un quartiere periferico di Roma, che per anni è stato definito come un “artista” e che oggi si trova a vivere una situazione non così felice come avrebbe immaginato qualche anno fa.
Ma andiamo con ordine…
Renatino nasce con le forbici in mano. La mamma, infatti, gestisce un piccolo salone da parrucchiera nel quartiere Tiburtino e lui passava più tempo in negozio che a scuola. La scuola non lo appassionava… ciò che lo appassionava era il negozio, con tutti i suoi riti, rituali e strumentazioni. Cercava di rendersi utile, in negozio, dapprima solo pulendo per terra, poi occupandosi degli asciugamani e, crescendo, prendendo sempre più confidenza con quella professione, passando, nel giro di qualche anno, dal lavare le teste delle clienti ad assistere la mamma e le sue colleghe nei servizi.
Cos’era, per lui, il mestiere di parrucchiere? Era quello di vedere una donna che affidava alle sapienti ed esperte mani dell’hair stylist, non solo i propri capelli, ma i propri desideri più reconditi, di quelli che si fa fatica a raccontare.
Il suo essere uomo lo portava a cogliere delle sfumature diverse rispetto a quelle della madre, e non sto parlando di sfumature di capelli… no, Renatino percepiva quando una donna era dal parrucchiere per passare un po’ di tempo in compagnia, magari perché anziana e desiderosa di sentirsi coccolata in un momento della propria vita in cui si avrebbe bisogno della vicinanza di figli e nipoti che, però, hanno sempre troppo da fare; così come capiva quando una donna andava dal parrucchiere per cercare una rivincita sentimentale, per rimettersi in gioco, per far vedere, all’uomo di un tempo, che cosa si stava perdendo; ma Renatino capiva anche quando una donna, invece, quell’uomo lo voleva riconquistare, così come sapeva interpretare il desiderio di autonomia, indipendenza, realizzazione di una donna in carriera. Renatino capiva, e questo era il suo segreto, prima ancora che la sua maestria tecnica. Per lui fare il parrucchiere significava soprattutto capire la donna che aveva davanti a se. E accontentarla.
E quindi, ecco la formazione. Lui, che faticava a esprimersi in italiano, preferendo il romanesco, eccolo andare a Londra e a Parigi, a studiare per realizzare il proprio sogno, quello di diventare un hair stylist di Successo.
Renatino è stato spesso in bilico, tra il tentare la strada del successo internazionale, lavorando su set importanti nelle capitali europee, e il riconoscimento tra i propri pari, in borgata. E, a soli 35 anni, eccolo tornare a casa, con un carico di esperienza importante e la voglia di fermarsi, mettere radici e raccogliere i risultati della passione che lo animava da sempre. Così, ecco il suo salone.
All’inizio, ci lavora da solo, poi, due, tre, quattro persone. E una fama che cresceva, in tutta la città. Attrici, cantanti, personaggi della tv… tante le donne importanti che varcavano la soglia del negozio di Renatino che, appunto, era riuscito a diventare l’hair stylist che meglio sapeva interpretare il desiderio nascosto di ogni donna, di ogni cliente. Il tutto, con uno stile, una creatività, un rispetto che lo portavano a trattare allo stesso modo il vip come la donna delle pulizie che si regalava, una volta l’anno, un taglio da Renatino…
A soli 45 anni Renatino era uno dei parrucchieri più “IN” di Roma…

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Economicamente Renatino non si era mai sentito ricco, né mai ha dato troppa importanza ai soldi. Ogni mese, aveva un flusso di cassa talmente importante da non fargli mai pensare di doversi preoccupare della propria condizione economica. Il commercialista gli diceva quanto pagare, e lui pagava.
La prima figlia di Renatino si sposa e Renatino le regala il matrimonio e l’anticipo per la casa. Il secondo figlio parte per studiare in Inghilterra, e Renatino gli paga tutte le spese, perché tanto c’è il salone.
Renatino è amato da tutti, anche dai fornitori. Andare da Renatino era sempre una festa, per i rappresentanti che erano stati capaci di entrare nelle sue grazie. Lui provava i prodotti, perché voleva essere sicuro di ciò che proponeva alle sue “donne”, e poi comprava, senza guardare al prezzo o alle condizioni. E quando c’era da pagare una penale per un contratto per una linea che non gli piaceva più, lui non batteva ciglio: “solo il meglio per le mie donne”.
Renatino è amato anche dagli architetti, perché bastava che se ne presentasse uno in salone che fosse in grado di fargli immaginare un ambiente rinnovato e più seducente per le sue “donne”, che lui, potete giurarci, tirava fuori i soldi e pagava.
Poi gli anni passano e Renatino, senza accorgersene, assiste ad un lento, ma costante, calo della clientela. Sono terminati gli anni d’oro… poi c’è stata la crisi, che ha portato tanti clienti a cercare soluzioni più economiche e, infine, l’assalto da parte della concorrenza. “Io sono il più bravo, io sono un artista”, diceva Renatino, facendo spallucce nei confronti di ogni nuova apertura.
E lui era Renatino davvero, per tutti, ma poi le generazioni si rinnovano, gli stili cambiano, la concorrenza diventa agguerrita e, un bel giorno, Renatino scopre, dal suo commercialista, che “il tuo salone non è più profittevole”. Un duro colpo, per il parrucchiere più famoso del suo quartiere.
Un duro colpo che, però, non era nulla rispetto a quello che gli avrebbe assestato il destino, o meglio, una riforma pensionistica che mandava all’aria i progetti del parrucchiere. Renatino, infatti, compiuti di 55 anni, contava di lavorare ancora qualche anno per poi vendere la sua gloriosa attività. Soldi da parte non ne aveva, ma contava di vendere il suo salone e ricavarne i soldi per trascorrere una serena vecchiaia. Soldi che avrebbero integrato la sua pensione. E invece, come accaduto per tanti altri coetanei, Renatino ha scoperto di dover lavorare fino a 67 anni…
Purtroppo, essere un artista dei capelli ha come problema principale quello di dover sempre esserci lui a servire le clienti. I dipendenti, infatti, con gli anni aveva dovuto lasciarli liberi di spiccare il volo e il giro di affari non gli consentiva più di tenerne più di uno. E lui stesso, con l’età, il mal di schiena, i problemi alla vista e alle mani, non era più il Renatino di un tempo.
Senza pensione, con meno clienti e tanti problemi fisici, Renatino, dopo una vita brillante e di successo, si scopre improvvisamente, stanco, solo, e senza risorse economiche.
C’era il salone. Un salone con un nome, un “brand”, come si usa dire oggi. Un salone che, sicuramente, valeva qualcosa. Nella sua testa, quel qualcosa era quantificabile nell’ordine delle decine di migliaia di euro… e invece…
Invece un giorno Renatino chiama una persona di fiducia per farsi valutare il salone. Le parole dell’esperto non lasciarono scampo al parrucchiere romano: “mi spiace, ma senza di te il salone non vale niente. I tuoi clienti sono tuoi clienti e non resterebbero, non hai un’impresa, non hai creato un brand, qualcosa che potessi vendere assieme a clienti e procedure, ad un nuovo acquirente. Il massimo che potrai ricavare dal salone è relativo alla vendita, in stock, delle attrezzature”.
Com’era possibile? Decenni di lavoro per trovarsi in quella situazione? Renatino rischiò di entrare in depressione, per la prima volta, a oltre sessant’anni, dopo una vita vissuta con passione, leggerezza, amore.
Solo successivamente avrebbe compreso gli errori commessi in tutti quegli anni.
Avrebbe dovuto concepirsi non come un artista, ma come un imprenditore, perché questo gli avrebbe consentito di tenere sotto controllo i conti della sua attività, anziché andare a occhio e spendere tutto quel che guadagnava, sia per questioni private che professionali.
Avrebbe dovuto costruire un brand incentrato sul suo nome, certo, ma nel quale le clienti avrebbero trovato gli standard qualitativi garantiti anche dai dipendenti.
Avrebbe dovuto prestare maggior attenzione al modo in cui si faceva spillare soldi da fornitori, architetti e, negli ultimi anni, consulenti e agenzie web che, una volta per il sito, una volta per Facebook, un’altra per chissà quale altra diavoleria tecnologica, battevano cassa per servizi che lui non comprendeva ma, gli dicevano, “doveva avere per stare al passo coi tempi e trovare nuovi clienti”. Decine e decine di migliaia di euro buttati via nel corso degli anni, senza che lui ne capisse il reale motivo.
Avrebbe dovuto studiare il modo per stare sul mercato nel momento in cui, grazie a internet e a causa di crisi economica e liberalizzazione delle licenze, il mondo era cambiato. Non avrebbe affatto dovuto pensare: “non mi preoccupo, io sono Renatino, sono il miglior parrucchiere del quartiere!”, quanto, piuttosto: “il mondo è cambiato, devo creare un brand, diventare un imprenditore, combattere la concorrenza, studiare marketing”.
E’ tardi per cambiare le cose, per Renatino. Lui aspetterà la pensione tagliando capelli e facendo pieghe alle clienti rimaste. Tu, però, puoi cambiare il tuo destino prima che sia troppo tardi.
Se non vuoi far la fine di Renatino devi, come prima cosa, smettere di pensare a te come ad un artista e costruire la tua azienda. Devi, poi, creare il tuo brand e studiare marketing, per capire come smettere di regalare soldi a consulenti, agenzie, esperti social, guru della formazione e fornitori senza scrupoli. Tutto questo lo devi iniziare a fare… ieri! Non c’è più tempo! Il mondo cambia velocemente e il tempo passa troppo in fretta per potersi permettere che le cose si sistemino da sole.
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